Riflessi di dolore

martedì 21 maggio 2013
 

Il concetto di dolore è uno dei fondamenti principali della reflessologia plantare. 
La risposta dolorosa, in misura più o meno sentita e riferita, che il riflessologo acquisisce quando esercita la sua tecnica sulle diverse zone del piede, è un’indicazione precisa degli squilibri degli organi riflessi corrispondenti che, secondo le nostre mappe e i nostri studi, noi possiamo rinvenire sulla pianta del piede. Il dolore delle zone riflesse, così come lo definiamo noi riflessologi, è un segnale, per noi concreto, di disarmonia generale dell’essere umano, che esprime contemporaneamente il bisogno di equilibrio; è una vera e propria richiesta d’aiuto che deve essere approfondita, valutata e soddisfatta. Più precisamente, la risposta dolorosa di una zona riflessa indica la necessità della zona corporea corrispondente di riequilibrare una disarmonia fisica, emotiva o psichica.
La stimolazione pressoria che l’operatore esercita sulla zona riflessa alterata, oltre a innescare in qualche modo la reazione che noi consideriamo autocurativa, ha lo scopo di ricordare alla totalità del corpo l’esigenza evocata da quella piccola parte, e di favorire il contatto profondo con essa. Il dolore nel microcosmo piede è un elemento capace di indicare, come nel macrocosmo della vita, la giusta strada per recuperare o mantenere lo stato di salute. E ciò è comunque distintivo ed esemplificativo di quanto il riflessologo studia e applica nella sua professione.
Il dolore, se compreso e accettato, diviene un importante maestro di vita che, essendo in contatto con il “medico interiore”, sostiene il processo di guarigione. L’esperienza dei riflessologi dimostra la veridicità di queste affermazioni. Infatti, applicare la tecnica reflessologica alle cause delle problematiche riferite dal cliente, consente di osservare che la maggior parte degli individui, quando sta male, è disponibile al cambiamento a qualsiasi costo, ma appena il dolore si allevia ritorna uno stato che definirei di cecità, perchè impedisce di continuare a percepire quei cambiamenti visti in precedenza come necessari per il processo che porta alla guarigione.
Utilizzare il dolore, e non semplicemente subirlo, aiuta davvero l’uomo a collocare i propri bisogni profondi e primari al primo posto nella vita, spingendolo a trovare soluzioni concrete e stabili per i problemi irrisolti. Comprendere quindi l’importanza del dolore, come supporto positivo nel raggiungimento della propria salute, è mettere il riflessologo in grado di operare nel migliore dei modi.
Il dolore può essere visto anche come strumento utilizzato dalla natura allo scopo di permettere la comprensione di un evento; come una mamma usa un tono più severo per far comprendere al bimbo l’errore, Madre Natura usa il dolore per dare un’opportunità di cambiamento all’essere umano. Grazie al dolore l’uomo può comprendere l’errore e decidere di cambiare direzione per favorire il processo di guarigione.

Il dolore è una sensazione soggettiva che varia da soggetto a soggetto e da momento a momento.

La cultura occidentale moderna considera il dolore un nemico da combattere, tanto è vero che, indipendentemente dal rimedio utilizzato , oggigiorno è comunque l’uso di antidolorifici, antidepressivi e antibiotici che hanno la funzione di eliminare il dolore o il problema sopprimendolo. Il dolore può essere percepito con intensità, modalità e caratteristiche differenti in relazione al singolo individuo, e in relazione alla percezione comune.
Il reflessologo deve essere in grado di recepire la sensazione del cliente e di trasformarla in una motivazione interiore prodotta dal desiderio finalizzato ad agire in un determinato modo, e dal perchè e dal piacere di fare quella determinata cosa.  A questo punto, se noi consideriamo il dolore come un’opportunità, anzichè una punizione, troveremo più facilmente le diverse soluzioni ai nostri problemi. E in questa logica, diviene evidente vivere il trattamento di reflessologia plantare come un piccolo allenamento alla vita (macrocosmo nel microcosmo): come la vita propone esperienze che premono sui punti deboli per rinforzarli, allo stesso modo il reflessologo plantare preme le zone del piede alterate per stimolare il loro riequilibrio.
Ritengo che il dolore faccia aumentare l’energia vitale di cui ognuno di noi è naturalmente dotato, l’energia che rappresenta la forza che ci rende vivi e attivi. Più ne possiedono i nostri organi, più essi sono, in generale, sani e vitali; e se un organo ne è privo, funziona poco o male e invecchia rapidamente.

Il dolore è un messaggio di richiesta d’aiuto da parte del nostro corpo, o un avvertimento che un qualcosa sta succedendo, che qualcosa stà cambiando; è come togliere o non vedere la spia dell’olio che lampeggia sul cruscotto di una macchina.
Il dolore insegna: ci insegna a cambiare, a modificarci, a prendere delle decisioni o affrontare delle nuove situazioni. Esempio: se il posto di lavoro non è più adatto per noi (dolore), si cercherà (insegnamento) un posto migliore.
Il dolore (accettato) ci fa vivere; ci dà quegli stimoli che ci permettono di superare gli errori commessi, di cambiare rotta nella vita quotidiana.
Senza dolore non c’è vita, non c’è cambiamento; un proverbio dice “chi stà bene non si muove”, ma se “non si stà bene” si va a cercare un altro posto, si vanno a cercare altre situazioni, e questo “cercare” è “dolore”; il cercare è il nostro vivere.

I cambiamenti sono il sale della nostra esistenza.

Articolo di Biagio Franco – reflessologo Firp
tratto dalla rivista “Reflessologia oggi” n. 1 – marzo 2013