Attacchi di panico

martedì 9 aprile 2013
 

La paura può aiutarci a prendere una decisione importante. Anna l’ha usata per sfuggire a una vita tutta lavoro e carriera.

Passo a passo gli incontri con lo psicanalista

1) Al primo incontro: Anna, 27 anni, arriva con il padre, che assiste alla seduta. ”Soffro di crisi di panico: da alcuni mesi non posso più muovermi da sola”, spiega per giustificare la presenza. “Ormai l’unico luogo in cui riesco a stare meglio è la mia stanza. Da oltre un mese non vado neppure al lavoro. Era la cosa più importante nella mia vita, quello su cui avevo puntato tutto tralasciando amicizie, amore, anche loro”, afferma indicando il padre. Anna è “quello che si definisce un genio”, interviene lui, immediatamente zittito in malo modo dalla ragazza; lei si occupa di fisica delle particelle e sogna “i laboratori del Gran Sasso. Potevo riuscirci tra un paio d’anni ma ora è tutto compromesso”.

2) Qualcosa inizia a cambiare: Alla terza seduta, Anna acconsente a lasciar fuori il padre, ma prima di accettare le tecniche di rilassamento, passa ancora più tempo. Una volta iniziato però le trova subito “uno strumento piacevole e utile” grazie al quale riesce a ritrovare “il coraggio necessario ad uscire” e a tornare al lavoro. Gli attacchi di panico si diradano un pò, ma sono sempre “presenti e violenti. Mi sento come se una mano mi artigliasse il cuore e la gola”. Vista la buona risposta al rilassament, inizio a proporre delle immagini guidate: una di queste è “la stanza degli specchi”. In stato di rilassamento chiedo alla giovane di immaginare di trovarsi in una stanza degli specchi come quelle dei luna-park e di osservare le infinite immagini di lei o di altro tipo che questi rimandano. Al termine dell’esperienza la giovane è molto agitata e spaventata tanto che scoppia a piangere mentre inizia a raccontare: “All’inizio era divertente osservarmi diversa: grassa, altissima, nera… Poi ho visto in uno specchio la mia immagine modificarsi in una bellissima donna, perfetta, senza un capello fuori posto, ma io sapevo che era senza cuore.
Era come se stesse cercando di uscire dallo specchio per afferrarmi alla gola con le sue mani, anzi con i suoi artigli. Ho sentito che se fosse riuscita a saltar fuori per me sarebbe stata davvero la fine”. In seguito la terapia si centra sulla regina (perchè la cattiva assomiglia alla regina di Biancaneve): “Mi odia e vuole distruggermi, ma non sò perchè, afferma Anna. “Io vedo che mi assomiglia; come dire… è una “variazione possibile di me”, ma mi terrorizza”. Le chiedo allora di portare una sua fotografia in cui riesce a riconoscere la “regina”. “Non l’ho trovata, o meglio l’ho trovata ma non sono io”, dichiara mostrando una foto in cui si vede una donna sui 50 anni ripresa di profilo mentre parla a un convegno. “E una mia professoressa. Lei ha puntato tutto sulla ricerca e l’attività universitaria, solo per essere fregata dal solito raccomandato. L’ho vista trasformarsi in una zitella acida e senza cuore, che sembra divertirsi per i fallimenti altrui. E’ ammirata tantissimo dai miei genitori, ma io non voglio diventare così”.

3) Il momento decisivo: La svolta giuge quando emerge la pressione dei genitori che la giovane avverte “perchè anteponga la mia carriera a tutto, compreso a me stessa. Io amo quello che faccio e in questi anni mi ci sono dedicata anima e corpo, ma so di volere anche altro. Se immagino il mio futuro, sono una ricercatrice importante ma ci sono anche un compagno e dei figli, non vedo la fredda solitudine della “regina” che, come persona, ormai è morta e sepolta, conclude ridacchiando. “Mi è venuto in mente che la professoressa è davvero sepolta, là nei laboratori sotto il Gran Sasso”. Laboratori dove però Anna non andrà a finire perchè gli attacchi di panico le hanno offerto una via d’uscita, tanto che al termine della terapia, una volta passati gli attacchi, la ragazza, in procinto di partire per una prestigiosa università statunitense, affermerà: “il panico è una cosa spaventosa, ma mi ha aiutato a scegliere e a trovare la strada giusta per me”.